di Claudia Rufini
Ci sono incontri che non condividono lo stesso spazio eppure accadono con una precisione emotiva sorprendente. Non si attraversa una soglia fisica, non si prende posto in una stanza, tuttavia qualcosa si apre: uno spazio fatto di ascolto, di presenza, di possibilità. Per molto tempo, l’idea che la psicoterapia potesse esistere al di fuori del setting tradizionale è stata accompagnata da una certa diffidenza, come se la distanza fisica rischiasse di compromettere l’elemento più essenziale del processo terapeutico: la relazione. Eppure, negli ultimi decenni — e in modo ancora più evidente negli ultimi anni — la psicoterapia e il supporto psicologico online hanno mostrato non solo di essere possibili, ma di costituire una forma legittima, efficace e, per molti, profondamente accessibile di cura.
Comprendere come e perché la psicoterapia online funzioni richiede di spostare lo sguardo dal mezzo al processo. Non è la presenza fisica, di per sé, a generare cambiamento, ma la qualità dell’esperienza relazionale, la possibilità di costruire uno spazio sicuro, la continuità dell’incontro. Le meta-analisi più recenti mostrano che gli interventi psicologici mediati dalla tecnologia — in particolare quelli basati su colloqui sincroni, come le videosedute — producono esiti clinici comparabili a quelli della terapia in presenza per un’ampia gamma di condizioni, tra cui disturbi d’ansia, depressione e stress (Andersson et al., 2019; Carlbring et al., 2018). Questi risultati sono stati confermati anche da revisioni sistematiche precedenti (Backhaus et al., 2012), contribuendo a consolidare il riconoscimento scientifico della telepsicologia come pratica efficace.
Ma cosa rende possibile questo? Come può una relazione mediata da uno schermo mantenere la sua capacità trasformativa? La risposta, ancora una volta, risiede nella natura profondamente relazionale della mente umana. Le neuroscienze interpersonali, sviluppate da Daniel J. Siegel, mostrano come la mente emerga dall’interazione tra processi neurali e relazioni significative (Siegel, 2012). In questo senso, ciò che conta non è tanto la condivisione dello spazio fisico, quanto la qualità della connessione: la sintonizzazione, la reciprocità, la presenza.
Anche la teoria polivagale di Stephen W. Porges offre una chiave di lettura fondamentale. Il nostro sistema nervoso autonomo è costantemente impegnato in una valutazione implicita dell’ambiente, attraverso un processo chiamato neurocezione (Porges, 2011). In presenza di segnali di sicurezza — un tono di voce caldo, uno sguardo attento, una presenza coerente — si attiva il sistema vagale ventrale, che favorisce stati di calma, apertura e connessione. Questi segnali possono essere trasmessi anche attraverso uno schermo, rendendo possibile una regolazione emotiva condivisa anche a distanza.
La relazione terapeutica, infatti, non è definita dalla prossimità fisica, ma dalla qualità dell’incontro. Le ricerche sull’alleanza terapeutica — uno dei fattori più predittivi dell’esito del trattamento — mostrano che essa può essere costruita e mantenuta efficacemente anche in contesti online (Norcross & Lambert, 2019). Questo significa che il senso di essere visti, ascoltati, compresi può emergere anche in assenza di co-presenza fisica, purché vi sia una relazione autentica, stabile, sintonizzata.
Allo stesso tempo, la modalità online introduce elementi specifici che modificano l’esperienza. Per alcune persone, la distanza può rappresentare una difficoltà: la mancanza di contatto fisico, la mediazione tecnologica, la sensazione di “irrealtà” possono inizialmente ostacolare il coinvolgimento. Per altre, invece, questa stessa distanza può diventare una risorsa. Essere nel proprio ambiente, nel proprio spazio, può facilitare un senso di sicurezza che rende più accessibile l’espressione emotiva. In questo senso, il setting si espande: non è più solo lo studio del terapeuta, ma anche la casa, la stanza, il luogo in cui la persona si trova.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’accessibilità. La possibilità di accedere a un supporto psicologico senza vincoli geografici, con maggiore flessibilità di orari e senza la necessità di spostamenti, rappresenta un cambiamento significativo nel panorama della salute mentale. Questo è particolarmente importante per persone che vivono in aree isolate, che hanno difficoltà motorie, o che, per motivi personali o culturali, faticano ad accedere ai servizi tradizionali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato l’importanza delle tecnologie digitali nell’ampliare l’accesso ai servizi di salute mentale, soprattutto in contesti in cui le risorse sono limitate (World Health Organization, 2019).
In questo contesto, il supporto psicologico online assume un ruolo fondamentale. A differenza della psicoterapia, che rappresenta un intervento clinico più strutturato e approfondito, il supporto psicologico si colloca in una dimensione più immediata e orientata al presente. È uno spazio di ascolto, di contenimento, di orientamento, in cui la persona può portare ciò che vive senza la necessità di avere già una definizione chiara del proprio disagio. Può trattarsi di un momento di crisi, di una fase di cambiamento, di una difficoltà relazionale, o semplicemente del bisogno di fermarsi e dare senso a ciò che accade.
All’interno del nostro sportello di ascolto, i nostri psicologi clinici offrono colloqui di supporto psicologico online proprio in questa prospettiva: creare uno spazio accessibile, protetto e accogliente, in cui la persona possa iniziare a esplorare la propria esperienza. Non è richiesto un impegno a lungo termine, né una diagnosi. È uno spazio che può rappresentare un primo passo, un punto di partenza, un luogo in cui qualcosa può iniziare a prendere forma.
Dal punto di vista clinico, è importante sottolineare che la qualità dell’intervento online dipende dalla competenza del professionista, dalla chiarezza del setting e dal rispetto di criteri etici e deontologici. Le linee guida dell’American Psychological Association (2013) sottolineano l’importanza di garantire privacy, sicurezza dei dati, continuità e adeguata formazione nell’utilizzo delle tecnologie. Quando questi elementi sono presenti, il lavoro online può mantenere la sua profondità e la sua efficacia.
Un altro aspetto centrale riguarda la natura esperienziale del cambiamento. La psicoterapia — online o in presenza — non agisce solo attraverso la comprensione cognitiva, ma attraverso nuove esperienze emotive. Il lavoro di Bessel van der Kolk ha mostrato come molte esperienze traumatiche siano immagazzinate a livello corporeo e implicito, e come il cambiamento richieda un coinvolgimento che vada oltre il linguaggio (van der Kolk, 2014). Anche in questo senso, la modalità online può essere integrata con tecniche che coinvolgono il corpo, la respirazione, la consapevolezza, mantenendo un approccio integrato.
E allora, forse, la domanda iniziale — può la psicoterapia online funzionare davvero? — si trasforma. Non è più una questione di “se”, ma di “come”. Come viene costruito lo spazio, come viene sostenuta la relazione, come viene vissuta l’esperienza, perché, in fondo, ciò che rende trasformativa la psicoterapia non è il luogo in cui avviene, ma la possibilità di incontrare se stessi in presenza di un altro.
La distanza, in questo senso, non è un ostacolo, ma una forma diversa di prossimità. Una prossimità che non passa attraverso il corpo nello spazio, ma attraverso la qualità della presenza e in questa presenza, qualcosa può accadere, qualcosa che non dipende dalla tecnologia, ma dall’umano che la attraversa.
Bibliografia
Andersson, G. et al. (2019). Internet-based psychological treatments. Annual Review of Clinical Psychology.
Carlbring, P. et al. (2018). Internet-based vs face-to-face cognitive behavior therapy. Clinical Psychology Review.
Backhaus, A. et al. (2012). Videoconferencing psychotherapy: A systematic review. Psychological Services.
Norcross, J. C., & Lambert, M. J. (2019). Psychotherapy Relationships That Work. Oxford University Press.
World Health Organization (2019). Digital interventions for health system strengthening.
American Psychological Association (2013). Guidelines for the Practice of Telepsychology.
Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory. Norton.
Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind. Guilford Press.
van der Kolk, B. (2014). The Body Keeps the Score. Penguin Books.
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